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Pietro Cavallini - S. Paolo
fuori le Mura: 1325
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SestoAcuto>Arte>Cavallini>S.
Paolo fuori le Mura: 1325
Di
difficile collocazione sono le opere che Cavallini avrebbe eseguito dopo
il suo ritorno a Roma. Infatti, secondo il Ghiberti,
Pietro Cavallini eseguì anche i mosaici della facciata della basilica
ostiense, commissionati da papa Giovanni XXII nel 1325,
con un breve da Avignone, presente nel Registro Vaticano n. 78 (carta
1v, n. 1). La datazione trova una conferma nella presenza, nel mosaico
stesso, del papa Giovanni XXII (1316-1333) inginocchiato ai piedi del
Battista [immagine accanto]. L'opera, nota attraverso varie testimonianze
grafiche, delle quali la più precisa è un disegno seicentesco della National
Gallery of Scotland di Edimburgo, dopo l'incendio del 1823 fu staccata
dalla facciata nel 1840 e malamente inserita, smembrandola, all'interno
della basilica, parte nell'arco absidale e parte nella controfacciata
dell'arco trionfale. I
motivi iconografici - busto di Cristo fra i simboli degli evangelisti,
Pietro e Paolo, Maria e il Battista - in parte dipendono da quelli della
facciata Vaticana; l'opera non presentava un particolare impegno compositivo
ma solo quello di inserire le figure entro gli spazi della facciata stessa,
con un certo adeguamento delle proporzioni. Doveva appartenere alla stessa
serie di lavori anche la decorazione ad affresco della parete di facciata
nella navata centrale. Dei quattro pannelli con gli evangelisti
seduti davanti ai loro leggii, simili a quelli di codici miniati bizantini,
come dei quattro episodi della Vita di Cristo, si può apprezzare
dalle copie la grandiosità dello squadro e la scioltezza compositiva,
elementi troppo scarsi per formulare un giudizio qualunque sull'ultima
fase del vecchio maestro romano. Va
detto tuttavia che l'attribuzione al Cavallini dei mosaici della basilica
ostiense trova anche molti detrattori; e qualora la sottrazione al Cavallini
del lavoro trovasse conferme, cadrebbe uno dei più sostanziali argomenti
alle tesi ritardanti l'attività del pittore ben addentro il Trecento,
poiché verrebbe a mancare la necessità di vederlo attivo fino alla meta
del terzo decennio, dopo la sicura menzione napoletana del 1308, con un
arco di carriera, ai massimi livelli, di quasi un cinquantennio.
Sempre
nella basilica ostiense e attribuite a Cavallini, sono due sculture lignee
raffiguranti il Crocifisso e S. Paolo,
due delle pochissime (sei in tutto) statue lignee medioevali superstiti
a Roma. In particolare il Crocifisso è particolarmente venerato
dal popolo in quanto la tradizione vuole che esso abbia parlato a s. Brigida,
regina di Svezia, giunta a Roma anteriormente al 1350. La
figura del Cristo è caratterizzata da una attenzione anatomica per il
corpo; il volto, con gli occhi ancora aperti e la bocca dischiusa, esprime
tutta la sofferenza che precede la morte. L'attribuzione
di questo crocifisso è stata più volte dibattuta dalla critica che ha
oscillato tra una paternità cavalliniana, sostenuta già anticamente dal
Vasari e l'appartenenza a una maestranza toscana, forse senese.
Sempre
a proposito di sculture lignee, va ricordato che al Cavallini si attribuiscono
anche il Crocifisso di S. Maria in Monticelli a Roma, il Crocifisso
del Museo dell'Opera del Duomo a Firenze e una Madonna con il Bambino
in collezione privata. E' invece definitivamente superata l'identificazione
con Cavallini del socio Pietro con il quale Arnolfo di Cambio creò
il famoso ciborio di S. Paolo fuori le Mura, così come quella con
il Petrus romanus civis a cui si dovrebbe ascrivere la Tomba di
Edoardo il Confessore nell'Abbazia di Westminster.
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