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 Pietro Cavallini - A Napoli

SestoAcuto>Arte>Cavallini>A Napoli

Napoli, Cappella BrancaccioIl trasferimento della sede papale ad Avignone determinò a Roma una rarefazione di commissioni; fu forse questa la motivazione per cui Cavallini si trasferì a Napoli, presso la corte di Carlo II d'Angiò, dove già nel 1308 dimorava stabilmente. Tre documenti della cancelleria angioina conservati presso l'Archivio di Stato di Napoli registrano una serie di benefici e di pagamenti a favore del magister Petrus Cavallinus de Roma pictor tra il 1308 e il 1309. Nessuna testimonianza è in grado di fornire indicazioni sull'attività napoletana del Cavallini, benché sia lecito supporre che nel corso del suo lungo soggiorno (circa dieci anni) nella città partenopea egli abbia svolto una vasta attività al servizio dei sovrani angioini. Nell'ambito dell'attività napoletana di Pietro Cavallini, vanno ascritti alla sua mano gli affreschi della Cappella Brancaccio in S. Domenico Maggiore, datati al 1308. Queste pitture, restaurate intorno al 1960, erano in parte celate da scialbature; oggi sono ben leggibili: sulla parete di fondo, le Storie dei SS. Andrea e Giovanni; sulla parete sinistra, il Martirio di S. Giovanni Evangelista e una Crocifissione; le Storie della Maddalena e un Noli me tangere sulla parete destra. Sempre in S. Domenico al Cavallini spetterebbe anche una figura frammentaria di S. Antonio Abate nella quarta cappella a destra.Pietro Cavallini presiedette anche alla decorazione della navata, dell'arco trionfale e della Cappella Loffredo nella chiesa di S. Maria Donnaregina, portata a termine tra il 1317 e il 1318, nella quale è però molto difficile enucleare le parti nelle quali il maestro intervenne di persona; e anzi recentemente parte della decorazione è stata attribuita a Filippo Rusuti, mentre a un non meglio identificato Maestro delle Storie di S. Elisabetta sarebbero da ascrivere gli episodi raffiguranti la vita di quella santa.
Anche il Duomo di Napoli presenta opere attribuite a Cavallini: gli affreschi da poco venuti in luce nella Cappella Tocco o di S. Aspreno (affini stilisticamente a quelli della Cappella Brancaccio, mostrano figure di santi e apostoli entro complesse ornamentazioni e architetture dipinte, con riquadri a finto mosaico, che sembrano discendere direttamente dalla decorazione di S. Cecilia in Trastevere), un frammento di Giudizio Finale nella cappella in fondo alla navatella destra di S. Restituta, una figura di S. Nicola nella Cappella Minutolo. Si tende a negare invece la paternità cavalliniana all'affresco con l'Albero di Jesse nella Cappella degli Illustrissimi del Duomo, oggi attribuito invece al Lello da Orvieto, che fu forse discepolo diretto del Cavallini. La Madonna di MontevergineSempre proveniente dal Duomo (anche se oggi conservata al Palazzo dell'Arcivescovado di Napoli) è la tavola con il Ritratto di Umberto d'Ormont, nella cui cuspide è un'immagine di S. Paolo, attribuita con qualche riserva al Cavallini.
Sempre in territorio campano, in quello che fu il Regno Angioino, vengono attribuite a Pietro Cavallini (nella maggior parte dei casi con scarso o nullo fondamento) anche altre opere: il breve ciclo di affreschi nell'abside di S. Salvatore Piccolo a Capua;
un ciclo di affreschi a S. Angelo d'Alife in provincia di Caserta; la Dormitio Virginis nella chiesa di S. Maria a Piazza ad Aversa, sempre in provincia di Caserta; il gigantesco S. Cristoforo nel chiostrino trecentesco del Convento di S. Chiara Vecchia a Nola (in provincia di Napoli); alcuni murali in S. Lorenzo Maggiore a Napoli; a venerata tavola della Madonna nel Santuario di Montevergine a Mercogliano [figura accanto], in realtà opera di Montano d'Arezzo (1295 circa).

 

Pietro Cavallini pictor romanus
http://www.sestoacuto.it/biblio/cavallini
di Fabrizio Alessio Angeli ed Elisabetta Berti
versione 2.01 - ultimo aggiornamento: 20 marzo 2001
© Roma 2001 - Associazione culturale SestoAcuto - Tutti i diritti riservati

 

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a cura di Fabrizio Alessio Angeli ed Elisabetta Berti
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