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Pietro Cavallini - S. Maria
in Aracoeli
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SestoAcuto>Arte>Cavallini>S.
Maria in Aracoeli
Quello
nella chiesa francescana di S. Maria in Aracoeli fu probabilmente il più
importante lavoro commissionato a Pietro Cavallini, anche se purtroppo
di esso rimangono scarsissime vestigia. A Cavallini fu infatti commissionato
il grande ciclo della decorazione dell'abside (demolita nella seconda
metà del sec. XVI) raffigurante l'Apparizione della Sibilla all'imperatore
Ottaviano Augusto e databile intorno al 1298; a tale ciclo
dovrebbero appartenere due frammenti, siti nell'andito laterale e nel
sottotetto della Cappella Savelli raffiguranti l'Agnello mistico
con motivi architettonici a mensolette di grande qualità dal punto di
vista prospettico.
Cavallini tuttavia nella chiesa capitolina non eseguì soltanto la decorazione
absidale; a lui si deve la lunetta che decora il fondo della tomba
del cardinale Matteo d'Acquasparta eseguita intorno al 1302
da Giovanni di Cosma [immagine accanto] con la rappresentazione
della Madonna con il Bambino in trono tra i santi Matteo e Francesco.
Particolarmente solenne è la impostazione delle figure, ispirata ad una
monumentalità classicheggiante. Le ombre intense sotto il collo mettono
in risalto i volti di schietta impronta cavalliniana; le pieghe scendono
semplificate e con getto largo. Nella Tomba del cardinale Matteo d'Acquasparta
si è voluto individuare il segno di un ulteriore mutamento stilistico
del Cavallini dato dal generale effetto di schiarimento della luce, forse
sulla scorta dell'incontro con Giotto.
Nella Cappella di S. Rosa da Viterbo si conserva, murato nella
parete sinistra, un pregevole mosaico tardo duecentesco con la Madonna
con il Bambino in trono fra Santi e donatore, riferito sia a Cavallini,
sia, forse con più fondamento, a Torriti.
Più
oscura la storia della Cappella di S. Pasquale Baylon dove nel
2000 Tommaso Strinati ha scoperto un ciclo di affreschi dedicato alla
Vergine in ottime condizioni, che per secoli era rimasto nascosto da uno
strato di ridipinture e da modeste architetture ottocentesche. Proseguendo
lavori di descialbo avviati trent'anni fa e poi interrotti, sono venuti
gradualmente alla luce sulla parete destra le prime figure: una Vergine
con il Bambino tra i Ss. Giovanni Battista e Giovanni Evangelista;
un Cristo tra angeli e S. Pietro; dei puttini, dei festoni
e una torre in cui si sono volute riconoscere analogie con una
presente nella Volta dei Dottori della Basilica superiore di Assisi
crollata con il terremoto del 1997 e attribuita, tra gli altri, a Giotto.
Per
Bruno Zanardi, docente di Teoria e storia del restauro all'Università
di Urbino, il ritrovamento confermerebbe che gli affreschi della storia
di S. Francesco nella Basilica di Assisi siano da attribuire a pittori
di cultura e formazione romana, non fiorentina (e quindi non a Giotto).
E poiché l'affresco della Cappella di S. Pasquale Baylon presenta la tessitura
cromatica, le figure dai contorni segnati e il trattamento delle architetture
tipici dell'arte di Pietro Cavallini, si è voluto attribuire al pittore
romano anche la decorazione assisiate. Quello che oggi appare sicuro è
che Cavallini intraprese un lavoro di amplissimo respiro nella chiesa
capitolina, con opere di altissimo livello, purtroppo oggi andate in gran
parte perdute. Dietro a questa grande operazione ci deve essere stata
necessariamente una committenza prestigiosa: probabilmente la famiglia
Colonna; giusto infatti intorno al 1290 il senatore Giovanni Colonna figura
quale benefattore proprio di questa chiesa (ciò potrebbe spiegare anche
la presenza dei Ss. Giovanni Battista e Giovanni Evangelista a fianco
della Madonna). A ciò potrebbe collegarsi il fatto che i due Giovanni
(nella cappella di S. Pasquale Baylon), al contrario della Madonna, fin
dall'antichità furono coperti con la calce: infatti potrebbe trattarsi
di una rivalsa di Benedetto Caetani (acerrimo nemico dei Colonna) una
volta salito al soglio pontificio con il nome di Bonifacio VIII.
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