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 Pietro Cavallini - S. Cecilia in Trastevere (pagina 1 di 2)

SestoAcuto>Arte>Cavallini>S. Cecilia in Trastevere

Roma, S. Cecilia, Giudizio Universale (part.)L'imponente ciclo pittorico nella parete di controfacciata della chiesa di S. Cecilia in Trastevere fu parzialmente coperto nel sec. XVI per la costruzione del coro della monache ad eccezione della figura della Vergine che, secondo un pio racconto, respingeva miracolosamente il mobile, ogni volta che si cercava di ricoprirla [immagine accanto]. I dipinti della navata laterale furono invece dapprima seriamente rovinati nel 1599 per l'apertura delle finestre della navata principale e poi definitivamente nascosti nel 1725, allorché il card. Acquaviva fece rimodellare le finestre e costruire il nuovo soffitto. Fu solo nel 1900 che Federico Hermanin riscoprì l'affresco del Giudizio Universale (restituito al suo splendore dal restauro di Carlo Giantomassi eseguito nel 1980 sotto la direzione dell'arch. Bernardo Meli). Originariamente il ciclo cavalliniano doveva essere assai vasto, occupando tutta la navata centrale della chiesa a eccezione dell'abside e della parete di fondo. A sinistra, nel registro inferiore, si svolgevano le Storie del Nuovo Testamento, divise da colonnine tortili con decorazione cosmatesca; in quello superiore, entro finte nicchie cuspidate con decorazione gotica, mezze figure di Sante Vergini; a destra invece le Storie del Vecchio Testamento erano sovrastate da figure di santi e profeti. Le sole parti visibili di tutto questo impianto - che si stendeva lungo le pareti della navata centrale - sono L'Annunciazione, S. Michele Arcangelo, il Sogno di Giacobbe e l'Inganno di Isacco.
Del Giudizio Universale rimangono la fascia centrale con il Redentore circondato da una corona di angeli, ai cui lati si dispiegano i due gruppi degli apostoli, seduti su scanni, preceduti da Maria e da Giovanni Battista in piedi; nella fascia sottostante, a destra dell'altare con i simboli della Passione, i gruppi dei dannati preceduti dagli angeli che suonano la tromba e, a sinistra, gli eletti.


[clic sull'immagine per l'ingrandimento: 47 kb]

La fascia superiore, oggi scomparsa, doveva rappresentare, in analogia ad altre simili composizioni, l'Agnello apocalittico, oppure il Redentore tra angeli.
La datazione del complesso al 1293 deriva dalla presenza del ciborio di Arnolfo di Cambio, datato appunto al 20 maggio di quell'anno; tradizionalmente, infatti, si ritiene che decorazione pittorica e ciborio abbiano fatto parte di un medesimo lotto di lavori. Ma tale datazione è oggi tutt'altro che data per scontata: infatti è stata variamente anticipata agli anni 1261-1281 (quando fu titolare della basilica Simone de Brie, poi papa Martino IV); al 1289-91 sulla base di considerazioni stilistiche (essa sembra preparare lo stile dei mosaici di S. Maria e, sotto il profilo iconografico, rivela la conoscenza dell'arte gotica del nord), o ancora agli anni 1285-1287, sotto Onorio IV.
[continua]

 

Pietro Cavallini pictor romanus
http://www.sestoacuto.it/biblio/cavallini
di Fabrizio Alessio Angeli ed Elisabetta Berti
versione 2.01 - ultimo aggiornamento: 20 marzo 2001
© Roma 2001 - Associazione culturale SestoAcuto - Tutti i diritti riservati

 

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a cura di Fabrizio Alessio Angeli ed Elisabetta Berti
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