|
|
Pietro Cavallini - Introduzione
|
|||
|
Dopo quasi due secoli di conflitti, che avevano visto la città di Roma al centro degli interessi contrastanti dei papi, degli imperatori e del popolo romano, il XIII secolo si apre all'insegna dell'equilibrio e della pacificazione: la Chiesa medioevale raggiunge il culmine della propria potenza politica su tutta la Cristianità; il papato riafferma la propria supremazia sulla città e sui territori del Patrimonio di San Pietro e si erge ad arbitro supremo nelle contese politiche internazionali; e Roma, quale centro del potere universalistico dei papi, ritrova finalmente le basi concrete per suffragare la sua antica immagine di caput mundi. Questa esaltazione della suprema autorità del papato è alla base della contemporanea produzione artistica, che raggiunge i risultati più alti nell'ultimo quarto del secolo: il rinnovamento delle basiliche maggiori (S. Pietro, S. Paolo, S. Maria Maggiore e S. Giovanni) gli interventi nel Palazzo del Laterano, il Sancta Sanctorum, tutti i cantieri di restauro e di decorazione che vengono allestiti nelle principali chiese della città (una per tutte: S. Maria in Trastevere) mostrano che i papi romani dell'epoca hanno una visione precisa del ruolo che la Roma cristiana può svolgere al servizio del papato. Un'idea universale ovviamente non può essere espressa con un'arte provinciale: la Roma della fine del Duecento accoglie (o, potremmo dire, deve accogliere) l'apporto delle correnti artistiche operanti a quel tempo sia nell'ambito bizantino, sia in quello gotico francese; un universalismo che però, se vuole essere esaltazione dell'antichità della Chiesa e del legame diretto tra S. Pietro e il papa, non può e non deve rinnegare l'antichità romana: il richiamo alle decorazioni della Roma paleocristiana va a costituire la linea programmatica delle iniziative pittoriche papali. Anzi, rispetto alle precedenti riscoperte dell'antichità (pensiamo a quella carolingia o a quella del XII secolo), quella del XIII secolo presenta una gamma di modelli antichi (o per meglio dire, tardoantichi: il principale riferimento è costituito dalle decorazioni delle basiliche paleocristiane che ci si accingeva a rinnovare), molto più ampia, con cui l'artista ora deve confrontarsi e con cui acquista una più profonda familiarità, spingendosi ad affrontare il problema di rappresentare figure che agiscano credibilmente in uno spazio. Ed ecco che accanto alle città toscane, anche Roma contribuisce al rinnovamento della cultura figurativa italiana. Il rinnovato contatto con le forme della tradizione paleocristiana contribuisce al superamento del linguaggio pittorico bizantino, che da tempo dominava incontrastato in Italia. Le figure acquistano ora una nuova saldezza plastica e si inseriscono all'interno di monumentali impianti compositivi, mentre la tavolozza si arricchisce di mezze tinte e chiaroscuri.
|
||||
|
|
||||
|
Pietro Cavallini
pictor romanus |
||||
|
www.sestoacuto.it
- il sito di Roma medioevale |
||||
![]() |
||||
| home | info | directory | mappa del sito | links | forum | visite guidate | mail |